Il quattordicesimo episodio del racconto di gruppo “Dark Agony”

Quattordicesimo episodio del racconto “Dark agony”. L’autrice è Ombretta Clapiz.

http://www.passionelettura.it/2012/09/12/dark-agony-quattordicesimo-episodio/

DarkAgony Definitiva11 182x300 Dark agony  Quattordicesimo episodio

Attese, mentre l’ombra continuava ad avvicinarsi. Diresse i suoi pensieri verso Aislin e seppe che era sveglia, vigile e pronta all’attacco. Intanto l’ombra aveva superato la porta di Bret, il quale lentamente scivolò fuori. Le luci soffuse gli impedivano di vedere con chiarezza chi fosse nascosto in quell’ombra così fitta, ma anche solo i contorni, seppur confusi, gli diedero l’idea di quanto enorme fosse quello sconosciuto. Quando questo passò più vicino ad una lampada, Bret sussultò, intimorito: non era un uomo. Il suo volto era ancora in ombra, e di questo Bret ne fu grato, ma erano chiaramente visibili due lunghe corna che gli spuntavano dalla fronte, le lunghe braccia, robuste e pelose, che arrivavano quasi a terra e la coda lunga e forte che si dimenava e schioccava come fosse una frusta. Le spalle erano larghe e la sua camminata possente e sicura. Dietro di lui Bret si sentiva piccolo e inerme, nonostante la sua condizione di mezzo vampiro. Il ringhio che fuoriusciva dalla bocca del mostro era basso, continuo e agghiacciante. Per qualche secondo, l’uomo rimase ad osservare la bestia, incapace di pensare, poi una sorta di urlo mentale lo riscosse. «Bret! Allora? Che facciamo?»                                                        Aislin gli gridava nella mente, preoccupata ma al tempo stesso eccitata per l’imminente battaglia. Bret non sapeva dove fosse Vincent. Sperava fosse stato sistemato in una delle stanze vicine e che ora fosse anche lui in attesa. Però non poteva esserne sicuro. Il mostro avrebbe potuto anche averlo già sconfitto, o poteva essersi allontanato per affari suoi. In ogni caso non potevano fare conto su di lui. Ad Ammohad non pensò proprio: non lo conosceva, e per quanto ne sapeva, poteva addirittura essere in combutta con il mostro. Erano soli, loro due, e dovevano combattere. Decisero che attaccare il mostro da due punti diversi fosse la tattica migliore, per cui Bret cominciò silenziosamente a muoversi verso la sua sinistra, mentre Aislin rimaneva ferma, con il mostro che si dirigeva proprio verso di lei. Quando fu proprio davanti alla sua porta, Aislin attaccò: con un balzo felino, sbucò fuori dalla porta e si gettò contro il mostro che cadde a terra, colto alla sprovvista. Si riprese subito però e si erse in tutta la sua statura, torreggiando davanti alla vampira che indietreggiò leggermente. Bret approfittò di quel momento per attaccare a sua volta: spiccò un salto e colpì la nuca del mostro con un calcio, per poi colpirlo di nuovo con la gamba di ritorno. Il mostro accusò il colpo, cadendo in ginocchio. A quel punto toccò di nuovo ad Aislin che gli diede una ginocchiata in pieno volto. Ansimanti, i due vampiri esitarono: erano certi che il mostro fosse molto più forte di così e non potevano credere che fosse già al tappeto dopo aver subito solo un paio di colpi. Infatti, con un ghigno malefico, il mostro si rialzò: un rivolo di sangue scuro gli scendeva dal labbro, dove Aislin l’aveva colpito, ma non mostrava altre ferite. I suoi occhi erano più rossi della lava e i suoi muscoli tesi e pronti all’attacco. Bret e Aislin si misero in posizione di difesa, ma niente avrebbe potuto prepararli alla furia con cui il mostro attaccò: non potendoli colpire entrambi contemporaneamente, aveva deciso che Aislin, essendo donna, fosse la più debole, quindi si avventò su di lei per prima. La sua fu una pessima scelta, perché in realtà fra i due era lei la più potente, almeno in quel momento. Certamente col tempo Bret l’avrebbe superata, ma per ora egli non aveva né esperienza né consapevolezza dei suoi poteri. Dopotutto sapeva di essere un vampiro da pochi giorni, mentre lei invece poteva vantare un’età considerevole, in cui i combattimenti erano stati all’ordine del giorno. Nonostante tutto però, quando i pugni del mostro andarono a segno, Aislin vacillò: la sua soglia del dolore era molto più alta di qualsiasi umano, eppure gridò. Non aveva mai provato un dolore simile, neanche nelle sue peggiori esperienze: i colpi arrivavano da tutte le parti. Sentiva dolore ovunque, ogni fibra del suo corpo vibrava e soffriva sotto quei colpi continui. Cercò di proteggersi come poteva, ma la serie di pugni e calci non finiva mai. In un attimo di pausa guardò Bret con occhi impauriti: stava morendo, quel mostro la stava uccidendo a mani nude, senza che lei potesse reagire in alcun modo. Bret d’altro canto non sapeva cosa fare: aveva cercato di distrarre il mostro, attaccandolo a sua volta, mentre esso si accaniva contro la sua amica ma l’unica cosa che ottenne fu di essere spinto via in malo modo, senza che il mostro si degnasse neanche di guardarlo. Lo aveva semplicemente scacciato come si fa con un moscerino fastidioso. Questo aveva fatto infuriare il vampiro, ma fu lo sguardo che vide negli occhi di Aislin che lo mandò completamente fuori di testa. Con un urlo disumano si gettò contro il mostro, colpendolo più e più volte alla schiena. Si ferì alle mani e squarci si aprirono sulla sua pelle, sotto i colpi della massiccia coda, che sembrava essere dotata quasi di vita propria, visto che il mostro non si era neanche voltato. Nonostante i forti colpi, Bret resistette al dolore e alla fatica e piano piano riuscì ad attirare l’attenzione del bestione. Finalmente il mostro, stanco di essere colpito e ormai convinto che la vampira fosse in fin di vita, si voltò verso Bret, digrignando i denti e mostrandogli le mani completamente insanguinate. La vista del sangue infiammò le vene di Bret: non aveva mai assaggiato sangue e non aveva mai provato cosa significasse avere sete, ma l’odore penetrante proveniente da Aislin e dalle mani del mostro solleticò i suoi sensi più reconditi e scatenò un potere che neanche lui stesso sapeva di possedere. Si sentì pervadere da una forza sconosciuta e fu finalmente consapevole di essere potente, più potente di quanto avesse mai potuto immaginare. Un sorriso beffardo comparve sul suo volto. Sull’orrendo muso della bestia comparve invece uno sguardo sorpreso: Bret poteva comprenderlo. Il mostro si aspettava di vederlo frignare, chiedere pietà, dopo aver visto come aveva ridotto la sua amica, e invece lui, un misero vampiro ai suoi occhi, lo guardava senza paura, sfidandolo quasi. Il mostro si avvicinò lentamente, facendo schioccare la lunga coda, con l’intenzione di impaurirlo, ma Bret non ne fu per nulla spaventato: anzi, spavaldo, con un gesto della mano, gli fece cenno di avvicinarsi. A quel punto il mostro perse ogni remora e si gettò all’attacco. Il primo pugno andò a vuoto, perché Bret schivò di lato all’ultimo secondo. Il mostro si voltò esterrefatto. Nessuno aveva mai schivato un suo colpo fino ad allora. Ancora più infervorato, caricò di nuovo, questa volta mirando al petto dell’uomo, che però con un salto lo superò ed atterrò delicatamente alle sue spalle. Gli bussò leggermente su una spalla, prendendosi gioco di lui, poi colpì. La forza dei suoi pugni e dei suoi calci fu tremenda: il mostro fu costretto ad arretrare, incapace di reagire all’impeto del vampiro. Bret non si rese conto di nulla: riusciva a pensare solo ad uccidere quel mostro. Niente aveva più importanza, neanche sapere se Aislin fosse ancora viva. Vedeva il sangue fuoriuscire dalle numerose ferite sul corpo della bestia e questo lo spronava ancora di più. Anche quando ormai il mostro fu a terra e non si mosse più, Bret continuò a coprirlo di calci e pugni finché non cadde a terra anche lui, esausto e completamente ricoperto di sangue. In ultimo, conscio della presenza di Aislin ferita, si trascinò fino a lei prendendola tra le braccia. Vedendola così inerte e pallida, iniziò a piangere come un bambino, carezzandole i capelli, comprendendo solo in quel momento quanto la splendida vampira fosse diventata importante per lui. Si rese conto che già dalla prima notte in cui l’aveva conosciuta, lei gli era entrata nel sangue (e sorrise suo malgrado per la pessima battuta!) e si maledisse per non avere avuto l’opportunità, l’occasione per confessarle il suo amore e la sua devozione come si deve, essendo convincente. Pianse perché amava quella donna e lei non l’avrebbe mai saputo. Questa fu la scena che si trovò davanti Vincent, rientrando in quel momento nella tenda insieme ad Ammohad. «Cosa diamine è successo qui?»

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