La recensione di “Lacrima nera” di Reika Kell

Titolo: Lacrima nera
Autrice: Reika Kell
Formato: Solo e-book su Amazon
Trama: Cassie non sente la vita scorrerle dentro. Non avverte emozioni e tutto le sembra inutile e incolore. C’è solo una cosa che può liberarla da quella insopportabile apatia: il suicidio. Quando affonda la lametta nelle vene dei polsi, Cassie è lucida e decisa. Ma qualcosa non va esattamente come aveva previsto. Cassie si ritrova intrappolata in un altro mondo a lei sconosciuto, dal quale sembra impossibile scappare. Sesho è un villaggio di un pianeta lontano, con persone strane, ostili. Tutti sembrano temerla, come se fosse una “nemica”, e lei è sempre più confusa. Cosa le è accaduto dopo essersi tagliata le vene? Perché quella donna bizzarra, la capo-villaggio, vuole a tutti i costi che Cassie rimanga lì con loro? E perché Yaren, quel bellissimo ragazzo biondo che le fa da Guida, le infonde un senso di strana e piacevole fiducia? Come se non bastasse, qualcuno inizia a perseguitarla. Chi si cela dietro quel mantello nero e quei due occhi viola che trasudano negatività, ma dai quali Cassie si sente terribilmente attratta? Un pericolo inquietante minaccia la pace del villaggio, sotto due lune piene che presagiscono morte e distruzione. I Cacciatori promettono di liberare i Seshoiani dal male che incombe e Cassie deve rassegnarsi: tornare indietro, alla sua vita normale sulla Terra, non è più possibile. Tradimenti, inganni, segreti inconfessabili, amicizia, amore, passione. Sono tutti ingredienti di un cocktail pericoloso e letale. Lacrima nera. Cosa faresti se scoprissi che la tua anima nasconde un segreto?
Recensione: Ho divorato questo romanzo in pochi giorni. Non avendo letto la trama prima, ma incuriosita dal titolo, pensavo di addentrarmi in un mondo fantasy popolato di vampiri o mostri affini, una sorta di “The Vampire diaries” o “Twilight”, e invece mi sono sbagliata su tutta la linea. Cassie all’inizio della storia tenta il suicidio, atto estremo che dovrebbe mettere fine alla sua vita e quindi ad ogni possibile sviluppo della trama. Quale libro inizia con la fine della vita senza nemmeno aver avuto il tempo di conoscere la sua protagonista? Eppure, già da subito, il suo approccio coi lettori ti stimola a voler sapere di più, a scoprire dove la porterà la sua morte o la presunta morte. E difatti Cassie ci conduce, attraverso i suoi racconti in prima persona, su Sesho, una sorta di pianeta sconosciuto con nomi che mi hanno fatto immaginare il Giappone. Dopotutto, anche lo stesso nome dell’autrice mi evoca l’Oriente. Quindi un doppio stravolgimento rispetto alle solite accademie o scuole dove il bellone e tenebroso di turno si imbatte nell’umana indifesa e colpita al cuore dall’amore impossibile per lui. Ma, ad essere sincera, all’inizio questo salto temporale in un altro mondo mi ha lasciata un po’ interdetta. Nel senso che, se dalle prime pagine, prima del suicidio, pensavo che avrei “vissuto” con Cassie le sue giornate tra l’università, gli amici e la famiglia, alcuni personaggi bizzarri di Sesho non mi hanno fatto impazzire subito. Ho pensato di tutto, ma poi mi sono arresa alla lettura e non ho sbagliato affatto. Pian piano mi sono affezionata a quel mondo, ai suoi personaggi, non rimpiangendo più quello che sarebbe potuto essere sulla Terra. Merito di questo è dell’autrice. La Kell ha saputo dosare le parole, non svelando tutto subito, ma pian piano e dove occorre. Ha descritto i vari personaggi, gli stati d’animo, le battaglie, con tutti i dettagli necessari, facendo immaginare al lettore il mondo da lei creato come se l’avesse davanti agli occhi. Non manca nulla, come dico spesso io, e anche di più, dal momento che ogni vita, ogni luogo, ogni esperienza vissuta porta con sè un universo inesplorato da scoprire, da apprezzare, da amare o da temere. Ho anche apprezzato i colpi di scena, l’azione, le “inversioni” di carattere di alcuni personaggi, i diversi sentimenti che Cassie prova per ognuno, i racconti di vita scritti in prima persona anche dal misterioso ragazzo dagli occhi viola, al pari del finale. Finale che speravo diverso, ma che ho apprezzato comunque per quello che è.
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