La mia lunga intervista

Un grazie a Francesca Marano che mi ha intervistata. Tante domande e risposte sulla mia fiaba, sulla scrittura, sulle mie passioni e sui progetti futuri. http://ilvillaggioribelle.com/2014/04/nel-mondo-di-ridolina-con-evelyn-storm-2/
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Nel mondo di Ridolina con Evelyn Storm
A cura di Francesca Marano

È sempre un piacere intervistare una collega che condivide con me la passione per la scrittura. Ho conosciuto Evelyn Storm durante la manifestazione culturale “20 eventi” svoltasi ad Assago l’1 novembre 2014, durante la quale abbiamo presentato i nostri lavori sotto lo sguardo attento di un pubblico visibilmente innamorato dei nostri dolci e simpatici personaggi. In questa intervista Evelyn racconta la sua crescita personale e professionale, che l’ha portata a diventare la talentuosa autrice che tutti noi oggi conosciamo.

Come trascorri il tuo tempo libero? Hai altre passioni che coltivi, oltre alla scrittura?
Oltre alla scrittura amo tutto ciò che è arte, quindi disegnare, creare bigiotteria e dipingere su vari materiali. Poi, amo anche leggere, viaggiare, ascoltare musica, andare al cinema e cucinare dolci.

Qual era il tuo sogno da bambina? Quando ha avuto inizio la tua avventura da scrittrice?
Da piccola sognavo di fare la cantante sul modello americano. Ho fatto anche delle esperienze sul campo, ma è un treno che ho lasciato andare per vari motivi. Per quanto concerne la scrittura, ho iniziato anni fa a scrivere poesie che sono state pubblicate su diverse riviste. In seguito ho scritto e pubblicato nove numeri di un fumetto per bambini su una rivista bimestrale di Milano, insieme a una mia compagna di scuola che si occupava dei disegni. Tutto questo con il mio vero nome. Nel 2007 è avvenuta la svolta che mi ha fatto “ricominciare” come Evelyn Storm.

Cosa vuoi comunicare al lettore attraverso i tuoi scritti?
Dipende molto dallo scritto. In questa fiaba ho voluto comunicare che chiunque, indipendentemente dall’età, può provare a superare qualsiasi ostacolo con la forza di volontà, il coraggio, l’intraprendenza e il desiderio di mettersi in gioco, ma in generale voglio trasmettere la passione, l’amore, la magia e il mistero che avvolge ogni vita e ogni storia, che non è altro che un mondo a sé in cui il lettore può immedesimarsi o semplicemente svagarsi.

Cosa ti ha spinto ad avvicinarti al genere della fiaba?
Pochi anni dopo la fine della scuola del fumetto, avevo deciso con una mia compagna di classe, di dedicarmi alla fiaba. La mia amica era molto brava a disegnare e la fiaba ci sembrava un punto d’incontro tra i miei scritti e le sue illustrazioni. Successivamente, però, le nostre strade si sono divise e io ho optato per un genere diverso, rivolto ai ragazzi, tenendo nel cassetto “Ridolina si addormenta” insieme ad altre storie. Appena ne ho avuta la possibilità, ho colto al volo l’occasione. Ho scelto di pubblicarla non solo perché è stata una dei miei primi scritti, ma anche per accontentare mia figlia, che sperava di vedere i suoi disegni pubblicati.

Di cosa parla la tua fiaba “Ridolina si addormenta”?
Racconta del viaggio che la piccola Ridolina affronta, sfidando il mondo, per risolvere il grave problema che la affligge da quando è nata: si addormenta quando ride. Maga Vernilla le suggerisce di trovare degli ingredienti magici in pochi giorni, e la piccola è costretta a lasciare la mamma e ad affrontare personaggi bizzarri e, a volte, nemmeno troppo gentili.

Per il personaggio di Ridolina hai tratto ispirazione dalla realtà?
No, non mi sono basata su nessuna bambina che conosco. È bionda come me, ma ho solo pensato a farla sembrare originale e diversa dai coetanei. Una bimba che vive in un mondo tutto suo e dove niente rievoca la normalità. Piacendomi tutto ciò che ha un suo perché, anche se non si adegua alla massa, ho scelto di non seguire le regole classiche della fiaba.

Chi sono i personaggi?
Oltre a Ridolina, troviamo tutta una serie di personaggi particolari, a partire da sua madre Adelaide. In successione, si incontrano la maga Vernilla, la strega Olga, il mago Ombroso, le fate Enrichette, la governante Matilde, il pastore Luigino e il frate Domenico. Un personaggio secondario è la moglie del pastore Luigino e, per ultimi, troviamo anche due animali: il cavallo Cutrupìno e il cane Bubu. Ognuno è più o meno funzionale alla storia e ai fini di Ridolina.

A quale tra loro ti senti più legata? Perché?
Sarà forse scontato ma mi sento particolarmente legata alla protagonista, Ridolina. Mi è entrata nel cuore già mentre scrivevo la fiaba. La piccola ha un problema più grande di lei che affronta con le sue sole forze, come non provare un sentimento, quantomeno di simpatia, nei suoi confronti? Inoltre mi ricorda i pomeriggi con mia figlia, così piccola ma dedita a disegnarne i tratti, insieme a quelli degli altri personaggi.

Quali soddisfazioni credi ti abbia regalato questo approccio al mondo dei bambini?
Un primo approccio l’ho avuto quando per la prima volta ho preso tra le mani il fumetto per bambini che ho scritto. Una bellissima sensazione, al pari delle letterine di apprezzamento da parte di alcuni piccoli lettori che sono state pubblicate sui vari numeri dei fumetti. Questa fiaba, invece, è stata apprezzata da mamme, zie, nonne e da qualche bimbo, più piccolo di quanto avessi pensato. Per il resto non posso dire altro, non ho fatto presentazioni ed è ancora presto per tirare le somme. So che a mia figlia è piaciuto e vederla sorridere è stata la più grande soddisfazione che potessi avere. Anche per via del fatto che i suoi disegni e il suo nome compaiono nelle prime pagine.

Hai progetti per il futuro?
Sì, ne ho molti. Ma proprio perché “progetti” forse è meglio non rivelarli. A volte meno si parla meglio è… un po’ come i sogni, se ne parli non si avverano. Almeno così dicono. Credo comunque che in quanto progetti sia meglio parlarne se e quando si saranno tramutati in esperienze reali. Il che purtroppo non è detto, si vedrà.

Cosa ne diresti di terminare l’intervista con una citazione che riassuma al meglio la fiaba?
Certo: “Sei ingredienti da mischiare tra loro e da cercare in sei differenti posti. Il tutto in sei-sette giorni soltanto”.

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