Doppia intervista a Sofia e Rebecca Domino

Oggi, in occasione dell’uscita dei loro libri, intervisto due sorelle: Sofia e Rebecca Domino. Partiamo da Sofia con il suo “Come lacrime nella pioggia”. Come lacrime nella pioggia, Sofia Domino, copertina.

1) Quando hai iniziato a scrivere?
Ho cominciato a scrivere all’età di sette anni, cominciando su dei semplici quaderni di scuola per passare alla macchina per scrivere e arrivare, infine, al computer. Ho sempre amato farlo e ho sempre condiviso questa passione con mia sorella Rebecca. Per me cominciare a scrivere è stato naturale, mi piaceva chiudermi nel mondo dei miei racconti e liberare la fantasia e, ancora oggi, adoro farlo.

2) Che sensazioni provi?
Ogni volta che scrivo, provo tantissime emozioni, emozioni belle, che mi regalano molto. Per me scrivere significa dare spazio ai miei pensieri e dare voce a tutte quelle storie che meritano di averne una. Non scriverò mai per soldi o per la fama, perché non voglio farmi rovinare questa passione da tutto questo. Ogni cosa per me è una fonte d’ispirazione; uno sguardo, una poesia, una testimonianza, una musica… ogni cosa può trasformarsi in storia. Scrivere, appunto, mi regala tantissime emozioni, emozioni che voglio condividere con i miei lettori.

3) Prediligi sempre temi “forti” nei tuoi scritti. Come mai?
Rispetto ogni scrittore, affinché dietro alla stesura di un romanzo ci sia molto lavoro, e non pubblicherei mai un libro in cui non credo pienamente. Prediligo temi forti perché secondo me, per uno scrittore, scrivere di vicende dolorose è meraviglioso, è uno stimolo, è ritrovarsi in un altro livello emotivo. Dopo aver pubblicato il mio romanzo d’esordio “Quando dal cielo cadevano le stelle” (sul tema della Shoah) e aver visto la reazione dei lettori e dei blogger, ho capito che le mie parole possono davvero arrivare dritte al cuore di qualcuno, ed è meraviglioso. Uno scrittore racconta storie mai dette, uno scrittore si emoziona ed emoziona e, come nel mio caso con “Quando dal cielo cadevano le stelle” e con “Come lacrime nella pioggia”, il romanzo che sto attualmente promovendo, posso comunicare anche con persone con le quali, altrimenti, non avrei mai parlato. Voglio dare una voce a chi non ne ha una, voglio raccontare storie dimenticate, nascoste, silenziose. Una blogger che ha letto in anteprima “Come lacrime nella pioggia” mi ha fatto sapere che sapeva pochissime cose sulle condizioni di vita delle donne indiane, e che è rimasta scioccata nell’apprendere che cosa sono ancora costrette a subire, le sue parole sono state molto importanti per me, perché ancora una volta ho confermato l’importanza di scrivere, di dare una voce a chi non ne ha una. Sicuramente, non smetterò mai di farlo, di schierarmi dalla parte “degli ultimi”.

4) Parliamo di “Come lacrime nella pioggia”. Riassumici la trama a parole tue.
“Come lacrime nella pioggia” non vuole solo accendere i riflettori sulle condizioni di vita delle donne dell’India, ma promuove anche la forza delle donne e si sofferma sulla bellissima amicizia nata tra una ragazza americana e una ragazzina indiana.
Sarah, ventiduenne newyorkese, decide di partire per l’India con il suo fidanzato Abhai (di origini indiane). Vogliono visitare Kailashpur, il villaggio in cui è nato Abhai e del quale lui non ricorda niente.
Sarah si aspetta da quel viaggio una bellissima esperienza, un modo per dare un senso ai ricordi confusi di Abhai, ma non sa che cosa l’aspetta.
La vita a Kailashpur scorre lentamente, e per le donne non c’è futuro, solo giornate piene di ordini e di lavori, solo giornate passate a obbedire agli uomini, senza possibilità di avere un’indipendenza.
Sarah rimane sconvolta da tutto questo, e gli occhi delle donne del villaggio le sembrano spenti, passivi. Tutto cambia quando Sarah s’imbatte in Asha, quindicenne indiana con lo sguardo pieno di determinazione. Parola dopo parola, Sarah e Asha capiscono di avere molte cose in comune perché, nonostante i loro Paesi lontani e le loro culture diverse, entrambe vogliono lottare per la giustizia.
Asha però presto sarà costretta a sposarsi contro la sua volontà, mentre Sarah, allo scadere dei permessi, dovrà rientrare a New York. Eppure Asha vorrebbe tornare a studiare, vorrebbe lasciare il villaggio, vorrebbe essere se stessa. Vorrebbe essere libera.
Ritagliando sempre più momenti per la loro amicizia, Sarah e Asha lottano l’una al fianco dell’altra per migliorare le condizioni di vita delle donne indiane e per allontanare Asha dal suo imminente matrimonio forzato, lottano andando contro tutti. Andando contro il potere degli uomini.
Il giorno in cui Sarah è costretta a ripartire per New York insieme ad Abhai, promette ad Asha che quando ritornerà ricomincerà a lottare al suo fianco, perché una ragazzina di quindici anni non dovrebbe essere costretta a sposarsi e non dovrebbe essere continuamente picchiata. Separarsi è doloroso, ma sia Sarah sia Asha sanno che possono rimandare quella partenza.
Quando Sarah torna a Kailashpur è impaziente di rivedere Asha, di scoprire se si è sposata oppure no, di vedere come sta, di riabbracciarla, di sorriderle di nuovo. Di assicurarle che vinceranno la loro battaglia.
Al suo ritorno in India, però, Asha è scomparsa.
Qui comincia il tormento di Sarah. Asha sembra sparita nel niente, mai dai gelidi ghigni degli uomini intorno a lei, Sarah capisce che si tratta di una trappola.
Dov’è Asha? Può una donna in India sparire come se niente fosse? E che cosa hanno in mente gli uomini indiani?
Niente è mai come sembra e per Sarah comincerà una lotta per salvare Asha, per poterla riabbracciare e prometterle che andrà tutto bene.
Una storia ispirata a testimonianze, una storia sui diritti negati delle donne, una storia ambientata in India, definito il Paese peggiore in cui nascere donna.

5) A quale personaggio sei più legata?
Mi sento legata sia al personaggio di Sarah sia a quello di Asha, perché ho “conosciuto” molto bene entrambe e perché anch’io, come loro, sono molto determinata.
Sono certa che se alcune differenze siamo sulla stessa lunghezza d’onda e ammiro chiunque lotta per qualcosa di giusto e chiunque ha delle passioni. Ecco perché mi sento molto legata anche ad Asha, nonostante lei sia indiana e la nostra cultura sia molto diversa, anche Asha è forte e ha dei grandissimi sogni. Sono sicura, dunque, che anche con il corso degli anni non mi dimenticherò mai questi due personaggi, che vivranno sempre nel mio cuore, come i personaggi del mio romanzo d’esordio.
Per quanto riguarda gli altri personaggi di “Come lacrime nella pioggia” non mi sento particolarmente legata a nessun altro. Provo molto rispetto per Abhai, ma indubbiamente sono più legata alle mie protagoniste, forse perché sono quelle che ho imparato a conoscere meglio.

6) Cosa vuoi comunicare con il tuo libro?
Con “Come lacrime nella pioggia” voglio dare una voce alle bambine, ragazze e donne dell’India, voglio comunicare la loro forza e la loro speranza. Prima di scrivere questo libro ho raccolto così tante informazioni e ho letto altrettante testimonianze che sono rimasta colpita dalla tenacia di molte ragazze. Bambine vendute spose in matrimoni combinati, ragazzine costrette a prostituirsi… eppure, la maggior parte di loro vuole lottare, vuole dire basta. Con il mio libro voglio mostrare ai lettori la forza nascosta dentro ognuno di noi,voglio mostrare che un’amicizia, se pura, può nascere in ogni circostanza, voglio accendere i riflettori su una parte dimenticata dell’India e voglio parlare di tutte quelle donne nascoste.
Ho reso leggibile gratuitamente “Come lacrime nella pioggia” (per riceverlo in PDF basta inviarmi un’e-mail a sofiaromanzo@yahoo.it) perché in questo modo incoraggio i lettori a firmare una petizione che ho lanciato su Change.org, indirizzandola al governo indiano per migliorare le condizioni di vita delle donne indiane, oppure incoraggio i lettori a donare (anche solo 1 Euro) ad Amnesty International, che da cinquant’anni difende i diritti umani.
Vi lascio il link diretto alla mia petizione. Firmarla è semplice e gratuito e incoraggio i miei lettori e i lettori di questo blog a farlo oggi: l’unione fa la forza! Ecco il link: https://www.change.org/en-IN/petitions/to-the-governors-of-india-take-action-to-stop-sexual-harassment-and-to-protect-women-and-children-in-india
Naturalmente, incoraggio anche a sostenere Amnesty International, ci sono moltissimi modi per farlo! Per sostenerlo basta donare (anche una quota libera), partecipare a una manifestazione organizzata da Amnesty, iscriversi alla Newsletter dell’associazione o fare shopping acquistando gli articoli con il marchio Amnesty International, prodotti dal commercio equo e solidale. Ecco il link: http://sostieni.amnesty.it/

7) Parlaci dei tuoi progetti per il futuro.
Indubbiamente nel mio futuro ci sarà ancora la scrittura. Scrivere è la mia più grande passione e non smetterò mai di farlo. Sono da poco uscita dalla promozione del mio romanzo d’esordio “Quando dal cielo cadevano le stelle” e attualmente sono talmente presa dalla promozione di “Come lacrime nella pioggia” che, nonostante nella testa abbia alcune idee per dei possibili romanzi futuri, non ho tempo per approfondire queste idee e per scoprire se troverò tutte le informazioni che serviranno per trasformarle in un romanzo. Inoltre, mi piacerebbe tradurre “Come lacrime nella pioggia” in lingua inglese, così da raggiungere un numero più vasto di lettori e così da accendere i riflettori sulle condizioni delle donne dell’India in molti più Paesi.
Sicuramente, però, qualunque cosa farò terrò aggiornata i miei lettori e i blogger che mi hanno supportata dall’inizio!

8) Un link dove i lettori possano trovarti e leggere di te.
I lettori possono trovarmi e possono tenersi aggiornati sul mio blog ufficiale http://sofiadominolibri.blogspot.it dove condivido tutte le novità, le recensioni e le segnalazioni sui miei romanzi e dove è possibile trovare maggiori informazioni sulla mia petizione e su come sostenere Amnesty International.
Inoltre, sono presente anche su Facebook e su Goodreads!

E passiamo a Rebecca Domino con “Fino all’ultimo respiro”.
Listener
1) Tre aggettivi per descriverti come autrice.
Indipendente. Vera. Umile.

2) Cʼè un autore o unʼautrice a cui vorresti assomigliare? Se sì a chi e perché.
Onestamente no. Ci sono degli autori che preferisco, naturalmente, ma non voglio somigliare a nessuno. Ognuno di noi è unico e penso che questo valga anche nella scrittura. Mi piace molto lo stile di Jane Austen, com’era in grado di utilizzare le parole e il sarcasmo insito in ognuno dei suoi lavori, per il resto non ci sono altri scrittori che mi piacciono particolarmente.

3) Quali letture preferisci?
Non ho un genere preferito. Di solito leggo libri il cui genere è diverso da quelli che scrivo io. Un bel libro secondo me deve avere certe caratteristiche: prima di tutto deve essere scritto con il cuore, perché parli al cuore. Direi quindi che per me ciò che conta davvero non è tanto il genere, quanto il messaggio, il cuore del romanzo. Purtroppo i libri che mi sono piaciuti davvero sino ad ora si contano sulle dita di una mano, forse perché ci sono tantissimi scrittori che aspirano alla fama, ai soldi, agli scaffali delle librerie, e pochissimi che scrivono semplicemente per dare qualcosa ai lettori e per soddisfare un loro bisogno. Ecco, direi che preferisco le letture di chi mette anima e cuore nella scrittura, di chi non pensa all’eventuale guadagno economico ma solo al raccontare una bella storia con cuore, stile e talento.

4) Cosa o chi ti ha ispirato “Fino allʼultimo respiro?”
L’idea per “Fino all’ultimo respiro” mi è venuta in maniera del tutto inaspettata. Quando mi sono ritrovata a pensare di scrivere un romanzo che toccasse un tema così delicato come il cancro negli adolescenti, mi sono chiesta se sarei riuscita a farcela. Prima di cominciare a lavorare su ogni libro che scrivo, voglio e devo fare delle ricerche sull’argomento che andrò a trattare e ammetto che mi sono chiesta se sarei riuscita a sopportare ore e ore di ricerche ascoltando e leggendo le storie di adolescenti che lottano contro il cancro, incluse quelle di coloro che hanno perso la loro battaglia. Mi aspettavo storie di morte, dolore, tristezza, di un male oscuro e inspiegabile che afferra una giovane vita e la stravolge. Sicuramente in quelle storie si parla di dolore, di paura, di cambiamenti radicali nello stile di vita e anche di morte, come penso che sia normale quando si ha a che fare con persone malate di cancro, ma testimonianza dopo testimonianza mi sono accorta che nessuna di queste cose era davvero importante, quanto la forza di volontà, il coraggio, il sorriso e l’amore per la vita che ho trovato nelle parole di quei giovani. E’ da lì che ho capito che non solo avrei scritto il romanzo, ma avrei fatto di tutto per diffonderlo e per far conoscere a quante più persone possibili il coraggio e la meravigliosa forza di quei ragazzi. Ecco perché ho scelto di scriverlo dal punto di vista di Allyson, una diciassettenne come tante, una diciassettenne sana, perché – pur non avendo conosciuto di persona nessuno di quei ragazzi – attraverso le loro parole e i loro video ho avuto la fortuna, oserei dire il lusso, di sbirciare un po’ di quelle bellissime anime e mi sono resa conto che, nel caso di un’amicizia improvvisa fra una ragazza sana e una malata di cancro, sarebbe stata la prima a essere aiutata di più. Ho voluto raccontare di una bellissima, profonda amicizia e di quanto una ragazza come Coleen può insegnare a un’altra ragazza che, apparentemente, ha tutto. Eppure, un po’ come succede a tutti (specialmente durante l’adolescenza) Allyson da’ molte cose per scontate, ha paura di crescere, ha paura della morte e, quasi senza rendersene conto, ha paura di vivere. “Fino all’ultimo respiro” è proprio un romanzo sulla vita, sulla vita di tutti i giorni, sulla vita di una ragazza che lotta contro il cancro, sulla vita di una ragazza sana che deve crescere e non sa come trovare il suo posto nel mondo, sulla vita e sulla morte. Si dice che a volte un libro che leggi ti cambia la vita, nel mio caso, è stato questo libro, uno che ho scritto, a cambiarmi la vita e spero che avrà lo stesso effetto sui lettori che lo leggeranno.

5)A quale personaggio sei più legata?
A Coleen, la co-protagonista del mio romanzo. Coleen ha diciassette anni ed è malata di leucemia da due anni e mezzo. Come tutti i personaggi che scrivo, è nata dentro di me, mi ha raccontato chi è, mi ha fatto conoscere la sua personalità e solo dopo le ho aggiunto le caratteristiche che ho riscontrato nelle testimonianze dei ragazzi e delle ragazze con il cancro. Coleen, per me, è la portavoce di quegli adolescenti che ogni giorno lottano contro il cancro e non abbandonano la forza, il sorriso e l’amore per la vita. Penso che, se la conoscessi di persona, all’inizio mi sentirei un po’ come Allyson (che, pur essendo molto diversa da me di carattere, è la “mia voce” per certe domande che si pone e per certi pensieri che fa) ovvero non saprei bene come comportarmi con lei, perché ha il cancro. E so che cosa farebbe Coleen: si farebbe conoscere per quella che è. E’ il mio personaggio preferito perche’ nonostante la sua situazione, nonostante i momenti “no”, è una ragazza forte e coraggiosa, che a diciassette anni si ritrova a prendere delle decisioni che nessuna persona dovrebbe essere costretta a prendere e, nonostante il dolore e la paura che a volte prova, continua a guardare alla vita con fiducia. So che Coleen è un personaggio frutto della mia fantasia eppure, come mi succede con tutti i personaggi che creo, la sento vera e viva accanto a me. E’ una sorta di amica che mi ricorda tutti i messaggi di altruismo, coraggio e positività che ho trovato nelle storie degli adolescenti con il cancro. Penso che fra tutti i personaggi del romanzo sia quello da imitare, da guardare da lontano, rimanendo a bocca aperta di fronte ai suoi sorrisi e alle sue parole, per poi rendersi conto che l’unico modo per godersi la sua vicinanza e per godersi la vita in generale è smettere di porsi delle domande, di avere paura e lasciarsi contagiare dal suo carattere, dal suo entusiasmo, da tutta quella vita che ha dentro di sé.

6) Incoraggi a lettori a fare donazioni per le cause in cui credi. Quando hai cominciato?
Ho cominciato con “Fino all’ultimo respiro”. Leggendo e ascoltando le storie dei ragazzi e delle ragazze con il cancro ho capito che non avrei mai potuto incassare neanche un centesimo dalla vendita del mio romanzo, perché quei ragazzi così forti e coraggiosi, così solari e altruisti sono un esempio per la gente che quotidianamente si lamenta per un nonnulla, per coloro che non fanno niente delle loro vite, senza rendersi conto che il tempo passa e non tornerà più. Nel Regno Unito, l’ente benefico Teenage Cancer Trust si occupa dal 1990 degli adolescenti con il cancro, non solo dal punto di vista medico con ventisette reparti sparsi per tutto il Regno Unito (e altri sette in progettazione) con personale medico specializzato nella cura degli adolescenti e dei giovani adulti, ma anche fornendo aiuto ad amici e famigliari, organizzando eventi per la raccolta fondi (fra i più famosi ci sono i concerti delle celebrità musicali alla Royal Albert Hall di Londra, il cui incasso è devoluto a Teenage Cancer Trust), facendo la sua parte per la ricerca e soprattutto trattando gli adolescenti con il cancro prima come dei giovani e poi come dei pazienti di oncologia. E’ stato questo a colpirmi maggiormente di Teenage Cancer Trust, come sia importante rendersi conto che gli adolescenti vivono con il cancro; sì, perché anche quando la malattia è allo stadio terminale, l’adolescente ha tutto il diritto di avere una vita il piu’ normale possibile. Purtroppo il cancro mette in pausa la vita dei ragazzi e delle ragazze che colpisce; a causa delle cure (la chemio e le radiazioni, ad esempio, hanno un sacco di effetti collaterali fra cui vomito, nausea e spossatezza generale) spesso non hanno più le forze di svolgere le attività di un tempo e devono lasciare temporaneamente la scuola. I reparti di Teenage Cancer Trust sono una “casa lontano da casa” per ragazzi dai 13 ai 24 anni, sono pensati sia per curare gli adolescenti sia per offrire loro una degenza composta anche da momenti di risate e di svago in compagni di altri adolescenti che stanno affrontando una situazione simile alla loro. Qui sta la chiave di Teenage Cancer Trust, ricordare agli adolescenti con il cancro che non sono soli, ed essere curati in un reparto con altri ragazzi e ragazze con gli stessi sogni, bisogni, paure e speranze è d’importanza fondamentale. Un altro evento molto importante organizzato da Teenage Cancer Trust è “Find your sense of tumour” che permette a oltre trecento giovani con il cancro d’incontrarsi per condividere le loro esperienze e per stringere nuove amicizie. Ecco perché sprono i miei lettori a donare quello che possono, anche solo 1 Euro, a Teenage Cancer Trust: questo ente fa davvero la differenza nelle vite degli adolescenti con il cancro, facendoli ridere e divertire, avvicinandoli ai coetanei nella stessa situazione ma, soprattutto, facendoli sentire quello che sono, ovvero giovani. Nonostante il cancro, Teenage Cancer Trust aiuta gli adolescenti a sentirsi vivi.
Per donare in maniera veloce e sicura, clicca il link qui sotto, che ti collega alla mia pagina sulla piattaforma Justgiving:
https://www.justgiving.com/Rebecca-Domino

7) Un sogno nel cassetto che hai. Parlacene.
Non è proprio un sogno nel cassetto perché ci sto lavorando al momento, ma vorrei vedere “Fino all’ultimo respiro” tradotto in inglese così da potermi rivolgere a un pubblico più vasto e da per poter fare ancora di più la mia parte per far conoscere sempre di più il lavoro di Teenage Cancer Trust, aumentando così anche la possibilità di ottenere delle donazioni in favore dell’ente benefico. Naturalmente questo è per quanto riguarda la scrittura; per il resto, spero di avere sempre la salute e che lo stesso valga per le persone che amo. Penso che, se una persona s’impegna, possa realizzare ogni sogno che vuole o possa morire provandoci, quindi, per il resto, si vedrà.

8) Un link dove poterti seguire.
Sul mio blog http://rebeccadominoblogspot.it potete trovare informazioni sui miei libri, press, recensioni, segnalazioni e tutte le notizie dal mio mondo. C’e’ anche un reparto dedicato a Teenage Cancer Trust e alle storie dei piccoli, grandi eroi, ovvero i ragazzi e le ragazze che lottano contro il cancro e che v’invito a leggere, guardare e ascoltare. In prima pagina trovate anche i link alle mie pagine su Goodreads e su Facebook.

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