L’intervista a Silvia Licetti e i suoi libri “Cuore di Pietra Tormanna” e “Pozzo di vetro”

Oggi inserisco nel blog l’intervista che ho fatto all’autrice Silvia Licetti (pseudonimo di Silva Locatelli). Sotto troverete anche la sua biografia, gli indirizzi utili e i dati di due suoi lavori.

L’intervista:
1) Silvia, raccontaci un poʼ di te.
Mi chiamo Silvia e nasco una cinquantina di anni fa nella terra più a nord est chiamata Friuli in una famiglia benestante con mamma e papà insegnanti. Lo studio non mi è mai pesato e sono uscita dal liceo (linguistico) con abbastanza onore. Per continuare il percorso intrapreso mi sono trasferita a Padova dove tutt’ora vivo lavorando freelance nell’editoria.
2) Quando e perché hai cominciato a scrivere?
Non c’è un preciso perché e nemmeno una soglia temporale. Mi piace leggere da sempre tanto che passavo sui libri diverse ore e non per studio. Ogni tanto qualche frase formulata bene me la segnavo sul quaderno o sul diario e ogni tanto mi vedevo un’insufficienza per qualcosa che ritenevo riuscita. Poi di indole piuttosto riservata e incline alla riflessione, ho capito che potevo “sfogarmi” con carta e penna. Ora mi diverto a creare “storie” per lettori ideali che forse non conoscerò mai di persona. Anche in questo modo mi dà soddisfazione.
3) Quali generi preferisci quando leggi?
E’ più facile dire quello che non mi piace, anche se al momento non trovo quasi nulla che valga la pena acquistare. Non mi piacciono né i thriller né il noir spinto. L’erotico lo tralascio perché preferisco il piacere rispetto alla lettura. Non disdegno la poesia e tendo al classico, agli evergreen. Vado sul sicuro, insomma. Poi dipende dal momento e da quello che è l’offerta.
Altro invece è quello che devo leggere per professione. E qui preferisco lasciarlo nel suo comparto.
4) La raccolta di racconti “Jonathan e gli altri” di cosa parla?
Sono racconti diseguali per lunghezza e tematica, anche se suddivisi in varie sezioni. Ci sono gli animali, ci sono le donne, c’è l’io e il noi, l’andare e il (di)venire. Alcuni sono scaturiti da esercizi di scrittura, altri da idee o spunti vari. La ricerca stilistica qui si è riversata su quello che è già “la mia anima sulla carta”. La maggior parte di essi nasce in questi anni 2000, ma ho inserito anche un paio di quelli “vecchi”. A voi scoprire quali siano.
5) Definisci il tuo libro “Cuore di pietra Tormanna” un romanzo filosofico. Da dove ti è venuta lʼidea e cosa vuoi comunicare?
Romanzo filosofico significa per me non una narrazione esclusiva dei fatti, ma la trasposizione di sentimenti e idee dei personaggi. Ho tentato di rendere esplicito il mondo di Cosimo Petralia nella sua interezza mettendolo a confronto con quello di Riccardo Bronzelli che rappresenta la percezione di esso dall’esterno. Attraverso il protagonista, tratto unicamente il suo punto di vista inteso come visione del mondo.
6) Hai scritto “Azrael 297235” con Danilo Simoni. Comʼè stato lavorare con un altro scrittore?
La collaborazione con Danilo era iniziata poco tempo prima con la revisione della sua saga fantasy LA LEGGENDA DEI SETTE SIGILLI ed è stata unità di intenti e visione della scrittura già alla prima bozza. Qui ho dato suggerimenti, ma anche sostegno a distanza e come il solito ho curato la parte di revisione.
Al momento non abbiamo altri progetti in cantiere, ma chissà, in futuro.
7) Quanto cʼè di te stessa nei tuoi libri?
A parte le mie dita sulla tastiera, mi accorgo sempre di più che ho già uno stile, un mio modo di comunicare.
Essendo poi da sempre una grande osservatrice e ascoltatrice prendo “spizzichi e mozzichi” dalle storie di tutti i giorni, da caratteri e modi di reagire alla vita che inserisco tra i miei personaggi.
Mi piace la prima persona come forma narrativa e quindi credo che la mia visione, il mio ego venga fuori lì, non potendo sempre utilizzare altri mezzi.
Attraverso le mie storie, in conclusione, tra-scrivo la mia filosofia.
8) Qual è il libro a cui sei più legata tra i tuoi?
Entrambi a dire la verità. Sia Pozzo di Vetro che Cuore di pietra Tormanna hanno un forte valore simbolico per quello che di me rappresentano. Anzi sono le due facce di quella persona che ha sempre sognato di scrivere per professione: desideravo diventare critica d’arte e mi sono ritrovata per lungo tempo impiegata commerciale.
9) Perché i lettori dovrebbero leggere le tue storie?
Non solo perché si lasciano leggere, ma perché credo che anche dopo l’ultima pagina l’eco non si spenga, se il lettore si accorge che tra le righe c’è di più.
10) Parlaci di un progetto futuro o di un sogno nel cassetto…
Progetto: in cantiere il seguito di Pozzo di Vetro ovvero ancora storie dei Fratelli Browne.
Poi comunque arriveranno altre pubblicazioni uscite dal laboratorio LICET ET DOCET. Ma di questo non ne voglio parlare. Non qui per lo meno.
Grazie e… buona lettura.

La biografia di Silvia Licetti: Friulana d’origine vive e lavora a Padova dove risiede dal 1987. Si dedica alla scrittura intensivamente da qualche anno e la coltiva assieme alla lettura. Oltre a contributi per pubblicazioni di associazioni e gruppi letterari della sua città ha dato alle stampe una piccola raccolta di suoi racconti dal titolo “JONATHAN E GLI ALTRI” – Ed. Youcanprint 2014 e assieme all’amico Danilo Simoni AZRAEL 297235 – Amazon, 2015 (solo ebook).

La pagina del blog: http://licetti.blogspot.it/
La pagina di “Cuore di Pietra Tormanna”: https://www.facebook.com/PietraTormanna/
La pagina di “Pozzo di vetro”: https://www.facebook.com/POZZODILICETTI/

CUORE DI PIETRA TORMANNA

Dati manoscritto: 74 pagine A4
222.418 caratteri spazi inclusi pari a circa 124 cartelle standard
Sinossi di CUORE DI PIETRA TORMANNA:
Cosimo Petralia, un marmista tuttofare di Villarosa, un paesino tra Enna e Caltanisetta, trova per caso uno strano sasso a forma di cuore che nell’andare dei giorni gli crea qualche sconvolgimento di pensieri.
Nello stesso periodo gli giunge la richiesta da parte del sindaco di ospitare una persona allontanata dal proprio territorio per questioni oscure e divenirne quindi il sorvegliante. Contemporaneamente viene rinvenuta un’altra pietra, simile alla prima.
I due diventano amici e scoprono lati di sé tralasciati causa lavoro e stress o vita normale vissuta più per questioni sociali ed economiche che per passione. Per tenere occupato il suo ospite, Cosimo lo incarica di schedare e catalogare i libri di un lascito ereditato dalla parrocchia e destinato alla biblioteca storica del paese. Tra questi uno in particolare risulterà utile per un’omelia e per risvegliare, sia pur per lo spazio di qualche ora, gli animi dei compaesani, apparentemente immersi nella loro quotidianità.
La tranquilla, ma solo in apparenza, convivenza si complica quando un misterioso pizzino in bianco viene lanciato all’entrata della casa di Cosimo da mani ignote, Pari a un avvertimento non viene preso troppo seriamente, dato che il sorvegliato ormai è conosciuto a tutti. Siamo in Sicilia, nel suo cuore assoluto, lontano da luoghi tristemente famosi.
Rimanendo spesso solo in compagnia della colf, una giovane del luogo, Riccardo Bronzelli trova in lei un affetto sincero che per la ragazza sarà amore, frammisto a desiderio di riscatto e di rivalsa sociale.
Anche una sciocca diatriba con il vicino rende più amaro il vivere per entrambi ma il passato viene in aiuto in maniera quasi bonaria per Cosimo, lasciando trasparire dei lati umani in persone con un aura non troppo limpida.
Un avvicendamento all’interno dell’autorità di sicurezza del paese porterà quindi a una svolta e al finale pirotecnico, nel vero senso della parola.
Le due storie personali si dividono per “causa di forza maggiore” e alla fine Cosimo si ritrova con in mano le due pietre, ma una si è spezzata e rivela una natura del tutto diversa dalle apparenze, simbolo di speranze disilluse, come pure un tentativo di affrancamento attraverso l’espiazione non del tutto andato a buon fine.
Infatti Riccardo si scopre vittima di un tradimento da parte di personaggi che prima lo avevano aiutato a entrare in “certi giri” e poi, per salvare se stessi, ne hanno fatto un capro espiatorio per i loro loschi affari. Riccardo crede di avere in mano dei documenti che potrebbero scagionarlo, ma proprio nel tentativo di assicurarne la validità, li porta alla distruzione. Per lui non c’è conforto nella famiglia che lo ha abbandonato a se stesso, né nella riconciliazione con il figlio maggiore che ahimè lo raggiunge nel momento in cui viene arrestato.
Nemmeno Cosimo è immune dal doversi separare dalla sua quotidianità e da luoghi a lui cari, ma lo affronta con la consapevolezza che il duro lavoro e l’onestà hanno ripagato sempre ogni sforzo, nonostante l’essere stato umile connivente di gente poco raccomandabile.

Si tratta non di un thriller né di un poliziesco, ma di un romanzo filosofico descritto attraverso gli occhi di un uomo che lavora e pensa, ma che nel suo pensare viene scardinato da eventi al di fuori del suo controllo e tradito forse dai propri amici in un clima di assoluta omertà. Fa da sfondo la vita di ogni giorno, con i suoi piccoli problemi in un luogo che a prima vista sembra felice.
La sconfitta sociale, perpetrata da persone senza scrupoli ma attraverso la forza del potere, si fa evidente senza toni o scene violente di cui la cronaca è spesso piena. Qui viene narrata la quotidianità e la rassegnazione dei due protagonisti che nel loro piccolo si aggrappano ai loro principi e alle loro speranze, ma che alla fine cadono entrambi vittime di una cornice capace di spezzare anche il marmo. Non restano che frantumi non replicabili poiché insostituibili, ammassati nelle pattumiere di un archivio di provincia, tra ragnatele e rassegnazione.
CUORE DI PIETRA TORMANNA, una storia dove la ricerca del senso della vita con in mano una sorta di pietra “filosofale” la fa da padrona.

Oltre l’amicizia e la solidarietà in una terra difficile e il divario forse anche generazionale che si delinea tra i due protagonisti, la ricerca di una via pacifica tramite la condivisione di principi di convivenza civile costituiscono la colonna portante sulla quale si intrecciano e intersecano le vicende particolari di Cosimo e Riccardo. Originariamente scaturita dall’idea di dare al lettore l’indicazione per una via di uscita da questo stallo nella lotta alla forza assurda e invisibile quale la Mafia, si rivela forse solo la descrizione della sconfitta sociale del singolo che, attraverso la sua umile partecipazione, vorrebbe dare il suo contributo al miglioramento globale. Uno spiraglio comunque c’è ed è costituito dall’affetto familiare, base sulla quale costruire il proprio futuro.

POZZO DI VETRO

Dati manoscritto: 154 pagine A4
379.459 caratteri spazi inclusi pari a circa 211 cartelle standard
Sinossi di POZZO DI VETRO:
Sarah ha appena iniziato il suo percorso all’Università quando riceve la notizia che il padre sta molto male. Lo raggiunge appena in tempo per vederlo morire.
La sua vita agiata di seconda figlia ne viene stravolta: deve troncare sia la convivenza con Robert, studente di legge, che la sua indipendenza nella sede lontana da casa.
Si rimbocca le maniche e viene introdotta nell’azienda familiare dove poco dopo viene nominata dirigente. La sua posizione però rimane quasi solo sulla carta mentre altri prendono le decisioni.
Non vedendoci sin da subito molto chiaro nella sua situazione si rivolge a Richard, il padre di un suo coetaneo ed ex compagno di scuola che, da bravo commercialista ma non solo, inizia da subito a darle una mano. Tra i due nasce una storia che porta Sarah a lasciare la famiglia data la sempre più invadente intromissione di Gregor, l’ex braccio destro e amico del defunto padre che si palesa come l’amante segreto della madre.
Dal doppio matrimonio di madre e figlia le due sembrano prendere strade diverse. In seguito alla morte del marito la madre di Sarah inizia a manifestare chiari sintomi di depressione che nemmeno l’annuncio della gravidanza di Sarah riesce a portare sollievo.
Sarah, in seguito allo stress lavorativo, subisce un aborto spontaneo e decide quindi, data la lontananza psicologica del marito, di andarsene all’estero per qualche tempo. Si rifugia in Italia presso un amico conosciuto proprio durante l’anno di studi. Qui conosce Marco, un venditore di automobili, e Vincent, un canadese dagli occhi azzurri che riesce solo ad annebbiarle il cuore.
Durante la sua vacanza Sarah cerca se stessa, il suo essere, il suo diventare qualcuno che ancora le sembra troppo simile a un bozzolo. Nel mentre accetta di rimanere oltre l’estate per aiutare l’amico in un suo progetto, viene sorpresa dalla visita di sua sorella Margie e dal marito Richard. Ci sono seri problemi in azienda che Richard vuole capire e risolvere per “salvare il salvabile”. Anche la loro relazione, che a Sarah inizia a stare stretta, viene fortemente messa in discussione.
Sarah rientra in seno alla famiglia giusto il giorno in cui deve firmare l’atto di vendita dell’azienda che però le regala un bel gruzzoletto.
Le condizioni della mamma sembrano aggravarsi con questo colpo e anche a seguito del coinvolgimento del caro Gregor in faccende losche iniziate a sua insaputa ancora quando il primo marito era in vita.
Ancora una volta Sarah è costretta a rinunciare ai suoi sogni, ai suoi progetti o tanto meno a rimandarli. Si ritrovano, Margie e lei a badare alla mamma che non concede molto tempo libero. Lei vorrebbe riprendere a studiare, trovarsi un lavoro, ma Margie ha in mente qualcos’altro mentre amoreggia a distanza con Robert, l’ex di Sarah.
Piano piano le due sorelle metteranno a punto qualcosa per sfruttare l’eredità, ma un colpo di fortuna riporta Sarah in Italia dove trova lavoro e amore.

Nella cornice dei sogni America e Italia si incrociano come luoghi di ambientazione di questa storia a lieto fine. I bei sentimenti sono messi a dura prova tanto quanto la volontà e il desiderio di realizzarsi nella vita. Sono splendide occasioni di riscatto dopo una vita privilegiata che mettono comunque in risalto la forza di due sorelle che alla fine riescono a far fruttare soldi ed esperienza.
Un romanzo dolce nonostante tutto, che estrinseca il viatico di chiunque intraprenda il proprio cammino secondo le proprie inclinazioni, ma che “a ogni tragedia” è pronto a mettere nel cassetto i propri sogni.

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